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ACCORDO UNIONI CIVILI: NON C’E’ DI CHE ESALTARSI

E’ chiaro che in questa manovra di coordinamento esaurito ormai il clamore mediatico sulle unioni civili e lontano quindi dai riflettori, il Governo potrà agevolmente ‘infilare’ nuovamente la sostituzione/integrazione dei termini ‘matrimonio’ e ‘coniuge’ con  quelli di unione civile e parte dell’unione nelle varie leggi ed atti aventi forza di legge. Senza tener conto della ‘giurisprudenza creativa’ e delle pressioni laiciste dell’Europa che, con un testo così, avranno mano libera ad ogni ingerenza possibile. Quanto è accaduto può trovare riscontro in varie citazioni a seconda se riferita a scelta consapevole o inconsapevole. Nel primo caso, nella Genesi (XXV, 29-34) Esaù si vende la primogenitura per un piatto di lenticchie; nel secondo caso, è niente meno che Lenin che ne descrive il comportamento, coniando l’espressione “utili idioti” (idiota in latino significava ‘incompetente, incolto’), riferita a coloro che per ingenuità finivano col fare gli interessi dei partiti di sinistra pur non militandovi. Matteo Renzi ha cinguettato subito dopo l’approvazione: “ha vinto l’amore”… Potremmo sdilinquirci al pensiero di avere un presidente del Consiglio così romantico, ma appena superato questo momento di estasi, molte domande dovrebbero sorgere spontanee: che c’entra l’amore? Si può forse normare per legge? Questo anelito all’amore universale, questa ‘nostalgia da figli dei fiori’ cosa ha a che vedere con il retto governo di una nazione? Non dovrebbe un legislatore, ancor più un capo di governo, attenersi al dettato della Carta Costituzionale, ragionando in termini di diritti in essa contenuti, anziché abbandonarsi al qualunquissimo “Un sacco bello” di Verdoniana memoria? No, cari amici, non c’è da rallegrarsi. Tanto meno da esultare.

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