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L’EDUCAZIONE DELLA SESSUALITÀ

“La banalizzazione della sessualità è tra i principali fattori che stanno all’origine del disprezzo della vita nascente” (Evangelium vitae, n. 97).
Non è difficile rilevare che oggi ci troviamo a vivere in una società filosoficamente divisa, in cui le varie visioni antropologiche sono spesso in conflitto fra di loro e questo dà spesso luogo a difficoltà, sia per i soggetti in crescita, sia per i genitori e per gli altri educatori.
L’educazione in termini pedagogici presuppone sempre una determinata concezione dell’uomo, della storia e della cultura; possiamo perciò trovarci di fronte a diverse impostazioni del problema dell’educazione della sessualità.
Mi sembra necessario quindi, innanzitutto, tentare di discernere i vari filoni antropologici che sottendono, nella cultura contemporanea, una certa visione della sessualità.
Ci troviamo, infatti, dinanzi ad opinioni diverse e divergenti che possiamo riassumere brevemente:
Una prima concezione antropologica è quella che fa riferimento alla «scientificità» e alla «neutralità», senza alcun tipo di riferimento ai valori etici che, secondo i fautori ditale corrente di pensiero, esulerebbero dalla scienza e apparterrebbero alle scelte individuali della persona.
Questo tipo di visione tende ad assicurare informazioni sui meccanismi anatomici e fisiologici in vista di un uso igienico della funzione sessuale, al fine di evitare pericolosi contagi e «rischi» di gravidanze.
Ma gli aspetti etici della sessualità non possono essere trascurati; l’essere umano non è un meccanismo che deve funzionare nel miglior modo possibile;
è una persona, spirito incarnato, dotata di dignità, libertà, responsabilità e intelligenza ed ogni sua azione è impronta del suo essere persona.
Un secondo filone antropologico punta sulla necessità di liberare dai tabù sessuali, considerati da costoro frutto della tradizione cristiana; tabù che impedirebbero la fruizione della sessualità e in particolare del piacere che essa comporta;
piacere che non ammette «inibizioni» di alcun tipo, né di ordine morale né di ordine sociale. In questa logica tutto è ammesso, tutto è normale, anche le devianze e le perversioni e la società deve assicurare la libertà ad ogni individuo di scegliere i modi che più ritiene opportuni per raggiungere il piacere nell’esercizio della sessualità, considerandolo pressoché un diritto civile.
In questo modo, però, appare evidente che la persona si rende schiava e tende a rendere schiavi gli altri nelle relazioni interpersonali.
Una terza visione dell’uomo considera la sessualità non come espressione valoriale della persona, ma come espressione sociale e culturale e quindi soggetta a cambiamenti storici, arrivando così a dichiarare che non esistono norme morali certe e valide per ogni tempo, ma mutevoli e quindi legate all’evoluzione dei costumi.
Ma la persona umana, la sua dignità, il suo intrinseco valore non cambiano col cambiare delle società. Le norme morali, riferendosi alla persona umana, in quanto tale, non si modificano con il mutare del contesto culturale e sociale:
ciò che è bene e ciò che è male per la persona umana lo è sempre.
Quale allora la concezione antropologica della sessualità, alla quale noi vogliamo riferirci?
È quella che segue un’etica personalista, che considera l’uomo un essere trascendente la storia e la cultura, sostanzialmente libero e capace di orientarsi nella vita, che trova in Dio il suo fondamento, la ragione del suo essere e del suo fine ultimo.

• I principi fondanti
L’educazione per essere veramente tale e per rispettare la persona in crescita, deve essere sempre una educazione integrale, cioè un’educazione che contemporaneamente si impegna a formare e ad educare tutta la persona.
Nell’avviare un percorso educativo in tema di sessualità non si può non tener conto del dato culturale: come affermato più volte dal Santo Padre, viviamo immersi in una cultura dominante sostanzialmente contro la vita, cui le giovani generazioni sono particolarmente esposte. Un esempio eclatante ci viene fornito dall’analisi dell’influsso culturale esercitato dalla legge 194 che ha legalizzato l’aborto in Italia. In una interessante indagine svolta dal
Ce.F.E.S., Centro di Formazione ed Educazione della Sessualità, su un campione di mille adolescenti, estratto da 4.000 questionari, distribuiti ad alunni delle scuole superiori che si accingevano a frequentare i corsi di educazione della sessualità, alla domanda: “Quando ha inizio la vita umana?” il 35% degli interpellati rispondeva: dal terzo mese. Conseguenza logica, nella mente di quei giovani, poiché la legge consente l’aborto sino a quell’epoca di gravidanza, prima di quella data, quindi, non c’è vita umana; opinione radicalmente modificata al termine del corso, ove, alla stessa domanda, il 96% rispondeva correttamente: dal concepimento. Segno evidente della necessità di una educazione capace di interpellare la cultura e di fornire elementi validi di discernimento.
L’educazione della sessualità si compone di due elementi tra loro connessi:
l’informazione e l’educazione
. Questi due elementi, però, pur essendo strettamente collegati, non si devono confondere.
L’informazione è la corretta presentazione dei dati scientifici (di natura genetica, anatomica, fisiologica, patologica) sulla sessualità. È tutto quello che riguarda la sessualità da una punto di vista descrittivo.
L’educazione prevede, invece, uno scopo morale, anche se non può prescindere
dai dati scientifici; essa se svolta nella sua correttezza e interezza, dovrebbe aiutare l’adolescente e il giovane a comprendere come comportarsi nei confronti della propria e della altrui sessualità.
Può esserci un’informazione senza una educazione – ed è propriamente ciò che non dobbiamo accettare – ma, senza dubbio non ci può essere una educazione senza una chiara e corretta informazione.
Spesso, nell’ambito di una concezione puramente sanitaria della sessualità, la sola informazione – ammesso che sia scientificamente valida – si prefigge come obiettivo quello di mettere in guardia in qualche modo i giovani dal rischio HIV e dal «rischio» gravidanza. Un aspetto importante, nell’educazione della sessualità, è l’approfondimento
della modalità con cui si esprime la reciprocità uomo-donna e come può trovare spazi di espressione rispettosi delle persone, in un contesto così disomogeneo e a volte conflittuale come quello attuale. Si diffonde infatti sempre più la teorizzazione di più «generi» in sostituzione dei due sessi maschile e femminile, con gravi effetti sia a livello personale che sociale.
Il maschile e il femminile invece, nella loro distinta fisionomia e ricchezza possono favorire la tendenza alla ricomposizione, all’incontro, alla perfezione nella reciprocità. La diversità è infatti un elemento essenziale per ampliare i propri orizzonti vitali e per costruire l’unità personale e sociale.
Certamente va sempre ricordato che il compito educativo primario spetta alla famiglia, per cui è importante partire da questa per porne in risalto, accanto ai problemi di disgregazione e di crisi, che a volte prendono il sopravvento, anche i valori perenni e le imprescindibili valenze educative.
Consideriamo ora alcuni punti fermi che, in questa specifica prospettiva, occorre tenere presenti in un percorso educativo corretto:
– capire il problema in una prospettiva di ampio respiro, puntando alla maturità globale della persona, intellettuale e affettiva, sviluppando la capacità di autodominio e responsabilità;
– operare una forte integrazione con la famiglia e tra le famiglie;
– approfondire un’antropologia personalista che consenta di apprezzare e rispettare il valore della sessualità umana, secondo i valori del matrimonio, della famiglia e dell’accoglienza alla vita;
– sottolineare il valore del dialogo concepito come ricerca comune al cospetto della verità e della comprensione dell’altro e, più in generale, come capacità di vivere positivamente il conflitto e di sopportare anche l’insuccesso;
– valorizzare il gruppo giovanile con una o più figure significative di adulti, come luogo educativo nel quale interagiscono le proposte di significato e le decisioni libere e responsabili;
– valorizzare la pedagogia del volontariato come manifestazione di gratuità e realizzazione di progetti di servizio come risposta alla società dell’efficienza ed alla cultura dell’indifferenza;

• Principali problematiche
Proviamo ad elencare alcune delle problematiche emergenti dall’azione educativa relativamente alla sessualità umana:
– sottolineare la centralità dell’interiorità intesa come capacità di concentrazione ed ascolto interiore.
– esiste una scarsa traduzione, a livello pastorale, dei documenti del Magistero in tema di sessualità umana; ciò comporta una separazione tra fede e vita, presente, a volte, anche nei giovani e nelle coppie che sono impegnati in attività parrocchiali;
– non sempre c’è una adeguata preparazione e formazione negli operatori di pastorale giovanile e familiare;
– spesso i giovani trovano difficoltà nel portare tra le persone all’esterno dell’ambito cattolico le convinzioni acquisite: si è diffuso infatti, oltre ad un mal compreso senso di tolleranza, cui accennavo precedentemente, una sorta di complesso di inferiorità culturale tra i giovani cattolici in materia di etica sessuale;
– esiste tra i giovani, come già accennato, una diffusa visione terroristica della sessualità, da qui la ricerca del «sesso sicuro»: sessualità senza responsabilità;
– i mass media, presentando il più delle volte una sessualità separata dall’amore, priva della sua apertura ai valori autentici dell’amore, come la fedeltà, la totalità del dono, l’accoglienza integrale dell’altra persona, stanno contribuendo alla progressiva disgregazione della famiglia e infondono nelle giovani generazioni la cultura dell’edonismo, del soggettivismo
e del consumismo;
– c’è poca attenzione all’educazione della sessualità, che, se pure necessariamente
accompagnata da informazioni scientifiche chiare e corrette, deve sempre postulare uno scopo morale, per aiutare gli adolescenti e i giovani a formarsi una coscienza retta e a divenire soggetti maturi e responsabili.

 

 

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