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MESSAGGI DI DISORIENTAMENTO

Oggi ci troviamo di fronte ad una quantità e varietà di messaggi culturali, spesso contraddittori ed equivocanti che i vari tipi di mass-media (con la forzatura dello spettacolo ad ogni costo) rovesciano sulla gente con una efficacia di suggestione cui mai prima d’ora l’umanità era stata sottoposta. Se consideriamo la facilità con cui circolanoidee differenti che vengono ripetute senza alcuna personale elaborazione, così come gli atteggiamenti ed i comportamenti che si manifestano a tutti i livelli ed ambienti, non possiamo evitare un senso di sgomento per lo spettacolo di confusione e disorientamento.
Si ha la sensazione che la società stia camminando verso una pericolosa decadenza non solo del costume ma, cosa più grave, del pensiero. Si stanno perdendo le regole del pensare. Quale la causa profonda?
La manipolazione delle menti è di gran lunga il pericolo più grave che corrono oggi le giovani generazioni. Sintomo della pericolosità della situazione è il progressivo affievolirsi dell’abitudine all’approfondimento personale dei concetti e dei problemi di natura intellettuale, morale e sociale; un soggettivismo nei giudizi e nei comportamenti esteso a chiunque, con la ovvia conseguenza, sul piano morale, dello smarrimento dei valori ai quali
riferirsi; effetto ultimo e insieme origine di tali fenomeni è l’offuscamento della nozione stessa di verità, diffuso specialmente tra i giovani.
Equivoci, alterazioni dell’informazione scientifica, assurdità mascherate in vario modo, sono propinate a getto continuo, col risultato che la gente capisce sempre meno cosa è secondo ragione, cosa è vero, cosa è falso. Si arriva a non sapere cosa è la “verità”. È invalso l’uso di dire “mia verità”, “sua verità”. Si trascura il confronto tra le opinioni perché si è acriticamente insinuata l’idea che tanto l’una valga l’altra e a nulla serve confrontarle.
Da qui la diffusione di un falso concetto di “tolleranza”, che sta diventando “indifferenza di fronte alle scelte”.
Sappiamo bene che può riuscire assai difficile scoprire la verità, per cui bisogna cercarla assiduamente e con umiltà; ma che possano essere vere asserzioni contrastanti è pura follia.
È urgente quindi operare per squarciare il fitto velo degli equivoci che minaccia la nostra civiltà e per reagire alla manipolazione delle menti che è in corso. Una delle operazioni di mistificazione in corso nella nostra epoca riguarda i diritti umani e i diritti civili.
Esiste una sostanziale differenza tra i diritti umani e i diritti civili. Il contrabbando della cultura a cui ci troviamo di fronte è quello di aver fatto passare per i diritti umani i diritti civili, sui quali sono state ingaggiate grosse battaglie. È primo diritto umano la vita, lo sono la dignità, l’identità e l’integrità della persona, la libertà di coscienza e religiosa. Per i cattolici è diritto naturale, è legge di Dio, ma comunque è il diritto umano “inerente” all’uomo,
che nessuna maggioranza, nessun contesto maggioritario può mutare o toccare: è questa la differenza. I diritti civili sono soggetti ad una maggioranza, il diritto umano non lo può essere mai.
Questo fonda il diritto delle minoranze, che non possono democraticamente essere cancellate.
Nessuna maggioranza ha legittimato il genocidio.
Occorre coraggio, perché se non abbiamo coraggio, il nostro compito apostolico è già finito prima di cominciare. Erano dodici, ma non molte di più erano le femministe, quando hanno cominciato. Hanno fatto la loro battaglia e abbiamo visto dove è arrivato il pensiero individualista e radicale. Allora, anche se noi fossimo soltanto dodici, il vero problema sarebbe quello di cominciare ieri invece che oggi.



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