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L’EDUCAZIONE ALLA VITA NELLA SCUOLA

L’educazione rappresenta certamente un evento morale, un cammino di liberazione della libertà e di maturazione delle capacità decisionali della per-sona. Tale cammino richiama fondamentalmente ad alcuni doveri dell’educatore impegnato nelle istituzioni scolastiche, ove gli influssi culturali presenti possono avere grande peso nella formazione delle coscienze degli adolescenti e dei giovani.
È necessario riflettere sulla necessità di assumere con mentalità critica la cultura dell’emergenza e dell’urgenza. La scuola, infatti, a volte, si limita a porre argini, a neutralizzare pericoli, a istruire sui pericoli emergenti, a smarrire se stessa nella ricerca di «ricette» contro i mali incombenti. Prevenire deve invece assumere sempre più il significato di educare.
Una scuola del disimpegno educativo in tal senso, andrebbe contro la stessa richiesta di chiarificazione che i giovani manifestano nei riguardi dei grandi problemi della vita, della morte, della sofferenza, dell’amore, dell’amicizia, ridurrebbe fortemente la loro domanda di senso, abbatterebbe di molto la loro innata ricerca di ideali forti e totalizzanti, li lascerebbe in balia di se stessi e non consentirebbe loro di discernere ciò che, attraverso l’esercizio della ragione e della volontà nell’impegno quotidiano, vale per il presente e per il futuro e ciò che invece limita la loro crescita.
Un’adeguata formazione e un peculiare aggiornamento dei docenti diventano quindi un obiettivo strategico primario, affinché la loro professionalità venga potenziata non solo a livello di sapere e di sapere fare, ma soprattutto di essere. Certamente la scuola deve coinvolgere i genitori, confrontando con loro il programma, le tematiche da affrontare, i docenti o esperti da coinvolgere, gli strumenti didattici e audiovisivi da utilizzare, gli obiettivi che si intendono raggiungere.
Con l’ingresso dell’autonomia scolastica la scuola apre nuovi spazi per progetti educativi proposti anche da agenzie esterne alla scuola.
È necessario essere adeguatamente preparati e professionalmente competenti per essere in grado di proporre progetti di educazione alla vita e all’amore che rappresentino valide alternative ad alcuni corsi tipo “istruzioni per l’uso” o “informazioni zootecniche” che già hanno fatto il loro ingresso nelle scuole italiane e che potrebbero, in un prossimo futuro, invaderle. Una distrazione in tal senso ci costerebbe molto cara in termini di opportunità educative che potrebbero non ripresentarsi più.
L’esperienza scolastica è estremamente importante per segnare il futuro di ogni persona:
– sia in positivo, per quello che si è venuti a conoscere e su cui si è stati aiutati a riflettere, per quello che si è stati aiutati a scoprire del bello esistente nel creato e nelle creature, nel pensiero degli uomini, per quello che si è appreso dei messaggi e dei linguaggi degli uomini, per il cammino di riflessione sul senso della vita che viene avviato;
– sia in negativo per il rifiuto dell’approfondimento, per il limitarsi soltanto a ciò che è facile, accessibile, profilando proposte di basso impegno e di scarsa motivazione ideale.
L’obiettivo fondamentale della scuola, in base alla sua particolare natura e alla responsabilità dei vari soggetti che in essa convengono, è rappresentato dalla formazione della persona degli alunni non solo sul piano cognitivo ma su quello complessivo. In questo quadro assume un particolare rilievo la preoccupazione di educare a riconoscere il valore della vita, in se stesso e negli altri, nonché nel mondo circostante. Non si tratta di introdurre nei piani di studio una nuova disciplina ma di far convergere a questo fine l’insegnamento di tutte le discipline ed anche la stessa esperienza quotidiana del vivere insieme nella scuola.
L’educazione alla vita viene a costituire una attenzione trasversale di cui debbono farsi carico, nella programmazione curricolare, tutti gli insegnanti, i genitori, gli stessi alunni.
Certamente nel fare della “educazione alla vita” nella scuola, si incontrano situazioni e mentalità già esistenti nelle famiglie, negli alunni, nei docenti. Per ciò che riguarda le responsabilità dello Stato, esso ha precise responsabilità ordinatorie che, tuttavia, non possono interferire sul piano educativo:
ordinamenti, risorse, strutture edilizie, codici di comportamento, riconoscimento della presenza dei requisiti necessari per aprire le scuole, per farle funzionare, per accedervi nella funzione di docenti, di presidi, di ispettori, riconoscimento del valore legale dei titoli di studio per gli alunni, verifica della produttività delle scuole: questi sono aspetti che rientrano nella sua competenza. Non lo sono quelli di impone finalità, criteri educativi, metodi didattici.
Lo Stato ha il compito di rispettare e promuovere la funzione educativa di una scuola che interpreti le richieste della famiglia e si ponga in rapporto di cooperazione con essa.
Da qui la necessità che le scelte educative dei genitori, in ordine al tipo di scuola cui affidare i propri figli, vengano rispettate. I genitori, infatti, hanno il diritto di esigere una scuola il cui progetto educativo sia conforme agli insegnamenti morali vissuti in famiglia e se questo si realizza nella scelta di una scuola cattolica, è necessario sostenere le famiglie, che altrimenti subirebbero una discriminazione, basata sulle proprie possibilità economiche, in ordine al loro primario compito educativo.

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