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LIBERE DI SCEGLIERE
LA VITA
Anna si presentò all’improvviso alla
nostra sede del Movimento per la vita, offrendoci
il suo desiderio di fare volontariato. Il suo
viso era pulito, ma dagli occhi traspariva come
una tristezza. “Sono anni che cerco il coraggio
di venire qui. Ho letto e riletto l’Evangelium
Vitae, tanto da sgualcirla, ma finalmente ce l’ho
fatta!” Così cominciò il suo
racconto: “Ho due figli di 6 e 8 anni. Ho
sempre creduto nelle battaglie di liberazione
della donna e ho partecipato a tutte le manifestazioni,
i collettivi, le iniziative che rivendicavano
il diritto delle donne all’aborto. Ero tra
quelle che scrivevano sui muri “aborto libero!”.
È un mucchietto di cellule, così
mi dicevano. È un mucchietto di cellule,
così dicevo alla altre quando le accompagnavo
ad abortire. È un mucchietto di cellule,
così mi dissi quando scoprii di essere
incinta ed andai ad abortire. Poi mi sono sposata
e dopo qualche tempo desiderammo un figlio.
Ad un mese e mezzo di gravidanza andai a fare
l’ecografia. Ho sentito il cuore del mio
bambino battere… e mi è crollato
il mondo addosso! In pochi istanti ho ripensato
a tutte le bugie dette, sussurrate, urlate. Sono
stata ingannata! E quante donne ho ingannato!
Non deve più succedere, voi dovete impedirlo,
voi dovete dirlo a tutti! Vi prego datemi la possibilità
di raccontare la mia storia perché nessuna
donna venga più ingannata!”. E mentre
parlava i suoi occhi si riempivano di lacrime
per quel figlio perduto, per quell’aborto
compiuto 10 anni prima ma che sembrava avvenuto
ieri.
Come per una forma di sclerosi, ogni volta che
il Movimento per la vita entra nel dibattito pubblico,
immancabilmente, con un copione che si ripete
da anni, sparuti gruppi di donne, amplificati
da giornali e tv, intrecciano danze e girotondi
intonando lo stesso ritornello: “La 194
non si tocca. Il diritto all’aborto è
una conquista delle donne. Indietro non si torna.”
Purtroppo, indietro non si torna. Più di
4 milioni di bambini, grazie a questa “conquista”
non potranno mai fare il loro girotondo. Centinaia
di migliaia di donne porteranno nel cuore la tristezza
di Anna. Ad un recente convegno nazionale del
Movimento per la vita, un gruppo di vetero femministe
ha tentato di disturbare i lavori con gli stessi
slogan che utilizzavano 25 anni fa e mentre urlavano
ai 600 partecipanti “assassini!” all’interno
della sala convegni una donna con in braccio il
suo bambino, piena di commozione, diceva: “se
mio figlio adesso è qui lo devo a voi.
Grazie!”
Sostenere la donna, la madre nel suo ruolo di
accogliere e accompagnare la vita è importante
non solo per la donna, ma anche per la società
che altrimenti sarebbe più povera di speranza
e di futuro. Gli uomini politici per la più
tacciono. E non è cosa buona. Gli uomini
tutti devono capire che la battaglia in difesa
del diritto alla vita non deve vedere differenze,
né di sesso, né di religione, né
di credo politico. Ma, per un consolidato e tacito
accordo, lasciano questo territorio alle colleghe
donne. E quelle che hanno spazio nei grandi mezzi
di comunicazione – sempre le stesse –
assumono i toni arroganti di chi si fa portavoce
“delle donne” e continuano ad intrecciare
i girotondi che avevano imparato quando, da giovani,
militavano nelle file femministe, smerciando il
loro stantio messaggio come qualcosa di nuovo,
di moderno, di evoluto.
E purtroppo molte di quelle che non hanno fatto
parte di quella cultura e che su altre tematiche
si ritrovano su posizioni opposte, quando devono
affrontare il tema dell’aborto si rifugiano
in luoghi comuni, come se soffrissero di una sorta
di complesso di inferiorità culturale,
come se per una donna e ancor più per una
donna politica, parlare a difesa del bambino concepito
significasse essere “intolleranti, fondamentaliste,
retrograde, ecc. ecc.”. E così questa
politica si allontana sempre più dalle
persone. E così queste donne politiche
si allontanano sempre più dal vissuto vero
delle donne.
Dov’è dunque la novità, il
contributo specifico, il genio femminile? Forse
che non può estrinsecarsi in una politica
a servizio della vita? Certo che può.
E ce ne sono testimonianze, ancora poche, ma comunque
sempre di più.
Ma è una consapevolezza che deve essere
dichiarata: la legge 194 è stata una sconfitta
per la donna; una consapevolezza cui devono seguire
fatti:
mobilitazione generale delle coscienze e delle
Istituzioni a sostegno della vita, della donna,
della famiglia.
La nostra generazione può compiere una
svolta epocale nella direzione della non discriminazione
tra essere umani, nati e non nati, delle pari
opportunità tra forti e deboli, tra ricchi
e poveri, tra sani e disabili.
E a questo processo storico cui tutti uomini e
donne possono partecipare, la donna può
dare un contributo fondamentale: nel portarlo
a termine o, drammaticamente al contrario, nel
distruggerlo.
Essere sempre dalla parte della vita, per ritrovare
se stesse, per generare una società più
matura e più giusta, per aiutare altre
donne ad essere libere di non abortire, libere
di scegliere la vita.
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