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LA SACRALITÀ
DELLA VITA
La vita è “sacra” (cioè
il suo valore si coglie pienamente in una dimensione
religiosa) ma tale “sacralità”
è percepibile da tutti. Laici e cattolici.
Non c’è contraddizione.
Si tratta di sviluppare la capacità, tipicamente
umana, di ipotizzare il Trascendente e di entare
il dialogo con lui. “Sacralità della
vita”, significa ipotizzare che il vivere
abbia un senso trascendente, collegato al mistero
dell’intero creato. Le religioni rivelate
offrono risposte più precise. Ma questa
intuizione fondamentale del Trascendente, negatrice
del banale e dell’assurdo dell’esistenza
umana, è tipica espressione dell’umanità;
rientra nelle capacità e nei bisogni di
ogni uomo in quanto tale. In sostanza riconoscere
il valore della vita umana è quel minimo
di religiosità naturale senza la quale
l’uomo non può vivere se non nella
disperazione e nell’egoismo più solitario
e angoscioso.
La cultura della vita è cultura dell’amore.
La grandezza della vita umana merita che la sua
origine sia legata all’amore e trovi nell’amore
una accoglienza degna dell’uomo.
Non è cosa facile. A volte ci si sente
come piccole gocce bianche in un oceano nero.
Ma questo non ci deve scoraggiare. Dobbiamo sentirci
sempre più, come il Santo Padre ci definisce,
il “popolo della vita”.
Voglio concludere questa mia riflessione proprio
con un appello che ci viene dal Papa della vita.
Dall’Evangelium vitae (n. 95):
“Urgono una generale mobilitazione delle
coscienze e un comune sforzo etico, per mettere
in atto una grande strategia a favore della vita.
Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura
della vita: nuova, perché in grado di affrontare
e risolvere gli inediti problemi di oggi circa
la vita dell’uomo;
nuova, perché fatta propria con più
salda e operosa convinzione da parte di tutti
i cristiani; nuova, perché capace di suscitare
un serio e coraggioso confronto culturale con
tutti”.
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