Olimpia Tarzia Olimpia Tarzia Olimpia Tarzia
home e-mail
chi sono
rassegna stampa
agenda
domande
links
audiovisivi


le mie attivitą
  home | mie attività | l'impegno a difesa della vita | L'emergenza culturale...

    

L’EMERGENZA CULTURALE E POLITICA

Mai come in questi ultimi anni la questione etica del diritto alla vita e della difesa e promozione della famiglia fondata sul matrimonio sembrano essere al centro del dibattito culturale e politico del nostro Paese.
In realtà è solo apparenza, infatti il dibattito non c’è, perché culturalmente domina un certo laicismo assolutista e intollerante, che non ammette di essere contrastato e rifiuta il dialogo, accusando i cattolici di imporre la loro visione, la loro morale a chi cattolico non è.
Si invoca lo “Stato laico”, dimenticando che uno stato laico si basa su principi democratici che affondano le proprie radici nei diritti umani, primo tra tutti il diritto alla vita; dimenticando che il riconoscimento della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio non è un’opinione della Chiesa, ma un’affermazione della Costituzione italiana, esplicitata all’art.29, oltre che appartenere alla legge morale naturale.
Da parte di questa cultura dominante non c’è volontà di confronto, ma un’arrogante quanto disinvolta consuetudine ad assegnare attributi quali “fondamentalista, talebano, bigotto, oscurantista, ecc. ecc.” a chiunque esprima un pensiero diverso, se pur antropologicamente e biologicamente fondato, come ad esempio che la vita umana inizia dal concepimento.
È sotto gli occhi di tutti, a seguito delle ultime vicende nell’’Unione Europea e nella Spagna di Zapatero, l’ondata di “virulenza anticattolica” che intende convincerci che fenomeni quali: divorzio veloce, matrimoni tra persone omosessuali con conseguente possibilità di adozione, eutanasia, aborto libero, ricerca su embrioni umani siano da considerare “d’avanguardia”.
Tale ondata rischia di abbattersi violentemente anche sul nostro Paese se non ci affrettiamo a costruire saldi e radicati argini.
Ma, fatta questa doverosa premessa, la domanda è: se è vero, come è vero, che la difesa e la promozione della famiglia e della vita umana non sono e non devono essere appannaggio di nessuna fede religiosa o credo politico, ma fondamento stesso della democrazia, qual è lo specifico contributo dei cattolici rispetto a queste tematiche nell’attuale cultura politica italiana?
Nella Nota dottrinale del novembre 2002 “Circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”, il Cardinal Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, premettendo il fondamentale insegnamento del Concilio Vaticano II: “I fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla politica, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune”, prosegue approfondendo tale aspetto: “È oggi verificabile un certo relativismo culturale che offre evidenti segni di sé nella teorizzazione e difesa del pluralismo etico che sancisce la decadenza e la dissoluzione della ragione e dei principi della legge morale naturale. A seguito di questa tendenza non è inusuale, purtroppo, riscontrare in dichiarazioni pubbliche affermazioni in cui si sostiene che tale pluralismo etico è la condizione per la democrazia.
(……) La storia del XX secolo basta a dimostrare che la ragione sta dalla parte di quei cittadini che ritengono del tutto falsa la tesi relativista secondo la quale non esiste una norma morale, radicata nella natura stessa dell’essere umano, al cui giudizio si deve sottoporre ogni concezione dell’uomo, del bene comune e dello Stato”.
Alla luce di queste premesse, per ciò che riguarda le tematiche sopra affrontate, la nota prosegue:
“Quando l’azione politica viene a confrontarsi con principi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, allora l’impegno dei cattolici si fa più evidente e carico di responsabilità. Dinanzi a queste esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili, infatti , i credenti devono sapere che è in gioco l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene integrale della persona.
È questo il caso delle leggi civili in materia di aborto e di eutanasia che devono tutelare il diritto primario alla vita a partire dal suo concepimento fino al suo termine naturale. Allo stesso modo occorre ribadire il dovere di rispettare e proteggere i diritti dell’embrione umano. Analogamente, devono essere salvaguardate la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità, a fronte delle moderne leggi sul divorzio: a essa non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali un riconoscimento legale. Così pure la garanzia della libertà di educazione ai genitori per i propri figli è un diritto inalienabile, riconosciuto tra l’altro nelle Dichiarazioni internazionali dei diritti umani”.
Un contributo estremamente significativo alla domanda di fondo da cui parte la mia riflessione, lo ritroviamo nelle conclusioni del Cardinal Vicario Camillo Ruini in occasione del Convegno diocesano del 9 giugno 2004 “Famiglia diventa ciò che sei nella Chiesa e nella società”. Al punto 10 si legge:
“Abbiamo a che fare con due dati di fondo: in primo luogo la famiglia è un bene essenziale dell’uomo e specificamente del cristiano; in secondo luogo la famiglia e la vita sono sempre più tema di confronto pubblico e in questo senso politico, per le trasformazioni dei costumi e dei comportamenti e per gli sviluppi delle biotecnologie. Questi due fattori spingono infatti a porre la famiglia e la vita come tema di dibattito pubblico, ormai di importanza primaria
in tutti i Paesi più sviluppati.
Abbiamo talvolta l’impressione, come comunità cristiana, che se affrontiamo queste problematiche, ci occupiamo di qualcosa che appartiene alla sfera della politica, dell’economia, ecc., ma non alla sfera del nostro essere cristiani. Questo è profondamente sbagliato perché questi temi appartengono a pieno titolo alla nostra responsabilità di cristiani, dato che mettono in gioco i valori e le strutture portanti sia della convivenza umana che del cristianesimo. È dunque necessaria una politica per la famiglia, anche perché l’Italia ha assoluto bisogno di figli. Non è la singola famiglia che ha questo
bisogno, è la società italiana che, per avere futuro, ha bisogno di figli. La politica a favore dei figli e pertanto della famiglia, è dunque una necessità per la società italiana”.
Alla 44° Settimana Sociale dei cattolici italiani, svoltasi a Bologna dal 7 al 10 ottobre 2004, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha inviato un messaggio nel quale leggiamo:
“…I cattolici sono perciò invitati non soltanto a impegnarsi per rendere viva e dinamica la società civile – con la promozione della famiglia, dell’associazionismo, del volontariato e così via-, opponendosi a indebiti limiti e condizionamenti frapposti dal potere politico o economico; essi devono anche riconsiderare l’importanza dell’impegno nei ruoli pubblici e istituzionali, in quegli ambienti in cui si formano decisioni collettive significative e in quello della politica, intesa nel senso alto del termine, come oggi è auspicato da molti.
Non si può infatti dimenticare che sono proprie della vocazione del fedele laico la conoscenza e la messa in pratica della dottrina sociale della Chiesa e, quindi, anche della partecipazione alla vita politica del Paese, secondo i metodi e gli strumenti del sistema democratico. Alcuni poi sono chiamati ad uno specifico servizio alla comunità civile, assumendo direttamente ruoli istituzionali in campo politico”.
È alla luce di queste illuminanti riflessioni che la Chiesa ci offre, che ho rafforzato la mia determinazione nell’operare instancabilmente affinché il valore della famiglia e della vita umana siano sempre più fondamento dell’azione politica. Mi sostiene in questo cammino l’esperienza che ho sviluppato in venticinque anni di impegno nella Chiesa e nella società,- attraverso il volontariato per la vita - e da ultimo nelle sedi istituzionali.
Infatti, premesso che è fondamentale la promozione culturale dei valori per cui ci battiamo, come pure l’azione sociale di aiuto concreto, ho sperimentato che è necessario sviluppare un terzo aspetto che è quello politico legislativo: bisogna cioè essere presenti nelle sedi istituzionali, dove si fanno le leggi, che possono essere leggi a favore o contro la famiglia, a favore o contro la vita.
Ma per poter fare ciò è necessario creare una rete sempre più vasta di persone che , consapevoli della posta in gioco, accolgano la sfida, accettando coraggiosamente di esporsi in prima persona e di lavorare affinché chi è stato mandato a svolgere questo servizio nelle sedi politiche preposte sia sostenuto.

 

 

stampa la pagina segnala ad un amico segnala ad un amico

Olimpia Tarzia
La vita come dono
La cultura dell'accoglienza
La famiglia luogo di accoglienza
La parrocchia come realtą formativa ed educativa
L'Educazione alla vita nella scuola
I servizi sociali e l'accoglienza alla persona
Messaggi di disorientamento
La cultura di morte
L'Educazione della sessualitą
Metodi naturali ed educazione alla vita
Contraccezione, intercezione, contragestazione
La gravidanza secondo la lingua italiana
La frontiera delle cellule staminali
La clonazione
La fecondazione artificiale  
Glossario
L'eutanasia
La questione etica
L'emergenza culturale e politica
Il diritto alla vita: oscurantismo o avanguardia
La sacralità della vita
Nota dottrinale su cattolici e vita politica
Libere di scegliere la vita
Un manifesto per un nuovo femminismo
Udienza del Santo Padre al consiglio direttivo del movimento per la vita italiano

Copyright © 2003 Olimpia Tarzia