LA
CLONAZIONE
Penso che sia necessario innanzitutto fare un
po’ di chiarezza. La clonazione è
un tecnica che consiste nella riproduzione geneticamente
identica di un individuo.
È ottenuta senza l’apporto dei due
gameti; pertanto è una riproduzione asessuale
e agamica.
La fecondazione propriamente detta è sostituita
dalla “fusione” di un nucleo prelevato
da una cellula somatica dell’individuo che
si vuole clonare, con un ovocita denucleato, privato
cioè del patrimonio genetico di origine
materna e poi opportunamente “stimolato”.
Poiché il nucleo della cellula somatica
porta tutto il patrimonio genetico, l’individuo
ottenuto possiede l’identità genetica
del donatore del nucleo.
La ricerca scientifica in tema di clonazione trova
spazio accessibile nel regno vegetale e animale
qualora rappresentasse una necessità o
seria utilità per l’uomo o per altri
esseri viventi, fatte salve le regole di tutela
dell’animale stesso e dell’obbligo
di rispettare la biodiversità specifica.
Gli animali sono modelli molto utili per lo studio
delle malattie umane e rappresentano anche una
promettente fonte di preziose sostanze terapeutiche
e di organi per xenotrapianti.
La clonazione umana invece è eticamente
inaccettabile perché in tal
caso alcuni
esseri umani possono avere un dominio totale su
altri esseri umani, al punto da programmarne l’identità
biologica.
In nome della salute e del benessere si introduce
una vera e propria discriminazione tra
gli esseri umani, in base alla misurazione dei
tempi del loro sviluppo (così un embrione
vale meno di un feto, un feto meno di un bambino,
un bambino meno di un adulto), apovolgendo l’imperativo
morale che impone, invece, la massima tutela e
il massimo rispetto proprio di coloro che non
sono nelle condizioni di difendere e manifestare
la loro intrinseca dignità.
L’uomo, infatti, va trattato sempre come
fine, come valore e mai come mezzo o oggetto.
Pur nel rispetto dovuto a ciascuna creatura vivente
solo l’uomo è dotato di quella natura
trascendente che rende inaccettabile la sua manipolazione
(quando non è utile all’embrione
stesso) e la sua uccisione.
La ragione del rifiuto della clonazione umana
riguarda perciò la negazione della
dignità della persona soggetta
a tale trattamento e la negazione della dignità
della procreazione umana. Inoltre considera
la vita proprietà privata coperta da brevetti.
L’introduzione dei termini “clonazione
riproduttiva” (per ottenere bambini) e “clonazione
terapeutica” (per ottenere cellule, tessuti
o organi, utili per trapianti o per curare persone
malate) risulta inquietante, perché, con
una manipolazione linguistica, si tenta
di far accettare una tecnica che manipola la natura
dell’uomo, soprattutto del più debole
e indifeso.
Nessun fine può giustificare la creazione
di embrioni umani mediante clonazione: né
la generazione di un figlio, né la produzione
di cellule staminali embrionali a scopo di ricerca
o terapeutici. Tutto ciò, inoltre, non
è necessario:
sono emerse, infatti, altre vie, sia per affrontare
i problemi delle coppie sterili (vie rispettose
dell’uomo, della donna, del rapporto sessuale,
dell’amore coniugale e della vita ) sia
per ottenere cellule staminali da destinare alla
terapia cellulare.
Gli Stati Europei che hanno ratificato la Convenzione
Europea di Bioetica, sottoscritta nel ’97
dai paesi membri del Consiglio d’Europa,
la cosiddetta Convenzione di Oviedo,
non possono procedere verso la clonazione. Da
marzo 2001, la Convenzione è legge per
l’Italia. In Gran Bretagna, invece
è lecita la “clonazione terapeutica”.
Ma la Convenzione di Oviedo non distingue tra
clonazione cosiddetta terapeutica e riproduttiva,
visto che il procedimento è identico, cambiano
solo le finalità.
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